RECLAMO N° 157 DELLA SOCIETÀ APD RIBELLE 1927 CALCIO AVVERSO LA DECISIONE DELLA COMMISSIONE ACCORDI ECONOMICI LND IN MERITO ALLA CONTROVERSIA SORTA CON IL CALCIATORE DI GUIDA MATTIA, PUBBLICATA NEL C.U. 244 DEL 2 MARZO 2016.

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Con ricorso del 15.10.2014, il calciatore Mattia Di Guida adiva la Commissione Accordi Economici L.N.D. per ivi sentir condannare la APD Ribelle 1927 Calcio al pagamento della somma di € 4.000,00, sulla maggior somma pattuita per complessivi € 7.500,00 con accordo economico relativo alla stagione sportiva 2014/2015.

La Società resistente non si costituiva né faceva pervenire memorie e documenti.

La Commissione Accordi Economici, ritenuta la domanda fondata, con delibera prot. 111 CAE 2015/2016 C.U. 244 del 2.3.2016, condannava la APD Ribelle 1927 Calcio al pagamento della somma di € 4.000,00 in favore del calciatore ricorrente.

Tale decisione veniva comunicata alla Società soccombente il 3.3.2016 e da questa impugnata con reclamo del 9.3.2016.

Assumeva la Società reclamante di non aver ricevuto in copia l’accordo economico invocato né la prova dell’avvenuto versamento della tassa reclamo; di aver corrisposto al calciatore la somma di € 3.500,00 e di averlo multato per € 200,00 per essersi presentato all’incontro con l’ASD Fortis Juventus 1909 sprovvisto del documento d’identità; di aver concordato transattivamente con esso calciatore che la residua somma non sarebbe stata corrisposta; di aver comunque sostenuto spese per suo conto per materiale tecnico non restituito e per la manutenzione del suo alloggio presso la sede della Società; infine, di aver sopportato il costo di € 1.656,81 per la stipula di una polizza assicurativa in suo favore. Di tutte tali somme la Società invocava la compensazione con gli eventuali importi residui di cui all’accordo economico, concludendo quindi per l’accoglimento del gravame e l’annullamento della decisione impugnata.

Si costituiva il calciatore Mattia Di Guida con propria memoria, contestando la prospettazione della Società reclamante e rilevando la tardività e la conseguente inammissibilità delle eccezioni, anche di compensazione, da essa sollevate per la prima volta in sede di gravame. Rilevava altresì di aver rimesso alla Commissione Accordi Economici sia l’accordo sottoscritto

 

– peraltro ben noto alla controparte – sia la prevista tassa reclamo e che non sussisteva alcun onere di analogo invio alla controparte.

Contestava infine la sussistenza di alcun accordo transattivo con la Società circa la corresponsione degli emolumenti residui, così come la ricorrenza di spese che essa Società avrebbe sostenuto per suo conto.

Rilevando quindi la temerarietà e strumentalità del reclamo, concludeva per il rigetto dell’impugnazione e per la condanna della Società alle spese ex art 33, comma 14, CGS.

La vertenza è stata decisa nella riunione del 15.6.2016.  L’appello è infondato e deve conseguentemente essere respinto.

Premesso che l’accordo economico, sottoscritto il 15.9.2014, risulta tempestivamente depositato il 26.9.2014, il calciatore ha regolarmente assolto al proprio onere di allegazione del documento e di versamento della tassa reclamo.

Quanto al merito, rileva il Tribunale come tutte le eccezioni sollevate dalla Società reclamante (di inadempimento, di compensazione), così come le relative produzioni documentali, siano pacificamente inammissibili.

L’art. 25 bis, comma 5, Regolamento L.N.D., che disciplina il procedimento dinanzi alla Commissione Accordi Economici, prevede che la Società resistente deve inviare le proprie controdeduzioni ed eventuali documenti entro il termine perentorio di 30 gg. dalla ricezione del ricorso. Non avendo in tale sede la Società dedotto alcunché, né depositato alcun documento, correttamente la Commissione Accordi Economici ha accolto il ricorso dell’atleta alla stregua della documentazione in atti (l’accordo economico).

É del pari evidente che le inammissibilità già radicatesi in primo grado non possano certo essere sanate con la formulazione di eccezioni (strettamente di parte) e con la produzione di documenti per la prima volta in sede di gravame, se non altro perché le esigenze di speditezza e di celerità del procedimento sportivo impongono che il perimetro della controversia, nonché il relativo quadro probatorio, risulti già perfettamente delineato sin dalla prima fase del giudizio. Ne consegue che le eccezioni di presunto adempimento (peraltro parziale), formulate dalla APD Ribelle 1927 Calcio per la prima volta in questa sede, sono da ritenersi inammissibili, così come inammissibile è la produzione dei relativi documenti di supporto.

Attesa la palese infondatezza del gravame e le ragioni tardivamente e strumentalmente opposte dalla Società reclamante, ritiene questo Tribunale di dovere qualificare siccome temeraria la lite introdotta con l’odierno reclamo e conseguentemente di condannare la stessa Società sia alla sanzione prevista dall’art. 16, comma 5, CGS, sia alla rifusione delle spese sostenute dalla controparte ex art. 33, comma 14, CGS, da liquidarsi entrambe in favore dell’atleta Di Guida complessivamente in € 1.200,00 (di cui € 500,00 ai sensi dell’art. 16, comma 5, CGS).

Tutto quanto sopra premesso.

Il Tribunale Federale Nazionale – Sezione Vertenze Economiche,

rigetta il reclamo della APD Ribelle e conferma, per l’effetto, l’impugnata decisione della C.A.E.-L.N.D.

Liquida le spese del procedimento in favore del calciatore Di Guida Mattia in complessivi € 1.200,00 (Euro milleduecento/00), di cui € 500,00 (Euro cinquecento/00) ai sensi dell’art. 16, comma 5 CGS e la restante quota ai sensi dell’art. 33, comma 14 CGS.

Ordina incamerarsi la tassa.

 

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